Si inaugura domani a Beirut una mostra sulla fragilità umana.
' Fragile / Frammenti: estetica della vulnerabilità tra corpi, rovine e paesaggi' vuole esplorare la fragilità non come segno di debolezza, ma come una condizione che, quando si manifesta, ci permette di addentrarci nell'esistenza umana in una delle sue dimensioni più sensibili e rivelatrici.
Questa nozione, spiega l'istituto italiano di cultura di Beirut che promuove la mostra, risuona con particolare forza in un contesto come quello del Libano, dove la fragilità non è una metafora ma un'esperienza tangibile e vissuta, inscritta nei corpi, nei paesaggi, nelle istituzioni e nella memoria stessa.
La mostra vuole essere una riflessione sulla fragilità attraverso l'arte contemporanea, l'archeologia, l'ecologia, la memoria e il linguaggio.
Con la partecipazione di due artiste italiane, la pittrice Ilaria Sagaria e la fotografa Serena Radicioli, in dialogo con sei artisti libanesi, e con la presenza di alcuni reperti archeologici, suoni e installazioni in situ, la mostra prende forma come una cartografia frammentata del fragile, uno spazio in cui i visitatori possono ascoltare, toccare, comprendere e attraversare la fragilità, non come mancanza, ma come risorsa critica.






