Una mostra a Tel Aviv parla del lavoro come gesto universale, capace di generare identità, memoria e, forse, anche bellezza.
"Arte o lavoro.
Echi di lavoro nel tempo' curata da Ermanno Tedeschi e Vera Pilpoul si inaugura domani presso Beit Ha'Omanim (Casa degli Artisti) in collaborazione con l'istituto italiano di cultura di Tel Aviv. La mostra presenta una costellazione di opere contemporanee: sculture, dipinti, fotografie e video di artisti italiani e israeliani, che descrivono diversi aspetti legati al lavoro. Le opere ritraggono figure e archetipi che ancorano miti nazionali e vita quotidiana: lavoratori dei kibbutzim, vendemmiatori, operai di fabbrica e impiegati, casari, agricoltori, medici, ingegneri del software.
Il dialogo tra la tradizione artigianale e industriale italiana e l'innovazione tecnologica israeliana crea un ponte visivo ideale tra i lavoratori delle fabbriche e i software engineer, evidenziando le continuità e le rotture nelle narrazioni del lavoro contemporaneo. "Art or labor - Echoes of work" diventa così la domanda di fondo: il lavoro è solo produzione o può essere anche creazione, espressione, forma d'arte? Alla mostra che rimarrà aperta fino al 13 dicembre espongono, tra gli altri, Paola Agosti,Leo Contini, Matilde Domestico, Enzo Isaia, Ugo Nespolo e Donato Sansone







