“Bisogna riuscire a fare una fiction sulla polizia penitenziaria vera, non mare dentro, mare fuori, mare di fianco con i comandanti falsi”, queste le parole pronunciate di Pino Insegno. Un riferimento chiaro alla serie di successo del servizio pubblico, in onda dal 2020 su RaiPlay e Rai2, ambientata in un carcere minorile a Napoli. È il quotidiano “Domani” a raccontare la partecipazione del conduttore di “Reazione a Catena“, amico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla due giorni organizzata dall’università di Chieti, dal ministero della Giustizia e dalla scuola di specializzazione Piersanti Mattarella: “Scuola guidata da Antonio Fullone, alla sua prima uscita da quando è stato nominato a capo della formazione, principale imputato nel maxi processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere”, ricorda il giornalista Nello Trocchia.

Insegno durante il seminario, che ha visto coinvolti 61 funzionari del Corpo in formazione e 42 Allievi Vice Ispettori, non solo ha bocciato la serie Rai ma ha rilanciato, appunto, l’idea di una serie tv dedicata agli agenti penitenziari: “Raccontare la storia umana di chi c’è dietro il vostro mondo, far dire con gioia ai vostri figli che tipo di lavoro fate, non riescono a dirlo, non lo sanno raccontare. Bisogna far capire chi siete veramente, non siete secondini, non aprite e chiudete le carceri come San Pietro, ma lavorate quotidianamente in cattività, chiusi”, ha detto il presentatore nel suo intervento a sorpresa.