E così va in archivio un’altra puntata della più entusiasmante serie tennistica che nulla ha da invidiare a quelle intriganti che scorrono sulle nostre tv. In un certo senso è anch’essa una suspence-story dove, al posto del colpevole, si deve capire chi è il più bravo fra due campionissimi a risolvere l’enigma di una grande finale di tennis che si fa spesso arte e disegna nell’iperspazio l’ennesima sinossi di una rivalità entusiasmante. Quella fra i due attori protagonisti che ammiriamo da un paio di anni: grazie a mamma Siglinde e papà Hanspeter, uno di essi è italiano, porta il nome di Jannik Sinner e ha ancora una volta dimostrato che il numero 2 che gli ha conteggiato il ranking Atp non è veritiero, ma solo un curioso gioco del computer.

La Volpe Rossa ha rivinto le Finals e lo ha fatto a modo suo, imponendo la propria forza e un talento fuori dal comune, rivelandosi ancora una volta un misto di tennis celestiale e di cuore, di classe e di cinica tattica. Sinner chiude l’anno da vincitore ma quello che si è (ri)visto sul veloce dell’Inalpi Arena di Torino è una conferma della dittatura imposta su un Alcaraz ieri ammirevole spalla. Poi, una volta vince il magnifico ragazzo di Sesto Pusteria, un’altra lo spagnolo. E pazienza.