C’è una vecchia battuta di cui ignoro l’autore (in rete si dice Woody Allen, ma l’IA indica Beppe Grillo o Massimo Gramellini...) che suona così: «Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto: chi paga?». È un vero peccato che, negli anni passati, non sia mai stata proposta a chi ha governato inventandosi Superbonus e altre genialate del genere (come il reddito di cittadinanza) che oggi gravano sui conti pubblici. Confermando, malgrado i «Gratuitamente!» di Conte, che «non esistono pasti gratis» come insegnava Milton Friedman in Free to Chose.
Del resto non occorreva un Premio Nobel per l’economia come lui per spiegare una cosa tanto evidente che pure i nostri nonni illetterati sapevano bene. Chi vuole scoprire le dimensioni della voragine del Superbonus può leggersi il documentato e brillante libro di Luciano Capone e Carlo Stagnaro, Superbonus. Come fallisce una nazione (Rubbettino). Quello che però sconcerta è vedere gli stessi che vararono questi provvedimenti che oggi tuonano dalle tv, ogni giorno, per esigere che il governo «metta più soldi» dappertutto (sanità, casa, lavoro...). Senza ricordare come loro hanno lasciato i conti pubblici e senza spiegare dove si trovano i soldi per tutti quegli stanziamenti da favola (che ben volentieri il governo farebbe se ne avesse le possibilità finanziarie).








