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Una ricerca italiana ha messo in luce un nuovo meccanismo che dà origine alla depressione: ecco qual è il ruolo dei neuroni nella corteccia prefrontale mediale e le nuove possibili implicazioni terapeutiche
Un nuovo e importante passo in avanti nella ricerca di una terribile malattia per cui, ancora, non c'è una cura definitiva che colpisce milioni di persone in Italia e nel mondo: stiamo parlando della depressione. Alcuni ricercatori del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico) di Torino hanno messo in luce il meccanismo chiave tramite il quale la malattia riduce l’attività dei neuroni della corteccia prefrontale mediale, la regione del cervello fondentale per la regolazione delle emozioni e il modo in cui risponde allo stress.
Lo studio pubblicato su Scientific Reports e portato avanti dal gruppo di ricerca del prof. Tempia, ha spostato l’attenzione dai tradizionali deficit della produzione di serotonina nella depressione ai deficit dell'attività nervosa nella corteccia prefrontale mediale. Nelle cavie, infatti, è stato osservato un atteggiamento considerato "depressivo" dopo uno stress cronico in quell'area del cervello con i neuroni che sono diventati meno "eccitabili" mostrando anche una frequenza più elevata alla scarica. Da qui è stato scoperto che quando vengono stimolati fanno fatica a mantenere correttamente l'attività elettrica per poter rielaborare tutti gli stimoli che provengono dalle altre aree del cervello.







