Quando risponde al telefono, Giorgio Metta è appena rientrato dalla Cina. Il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) ha ancora negli occhi il ritmo dell’innovazione asiatica.

Nelle ultime settimane ha annotato i nomi dei nuovi umanoidi e studiato le marche che spuntano dal nulla. “Ce ne sono davvero tanti. Persino i modelli più sgraziati, o dei brand quasi anonimi, alla fine non fanno lavori così male” racconta Metta, uno dei nomi più illustri della robotica italiana.

Nel 2024 la Cina ha dominato il mercato dei robot industriali con 259.000 nuove installazioni, pari al 54% del totale globale. L’Europa, per capire la distanza, si ferma all’8% [dati IFR]. Ma Pechino è già oltre le fabbriche e punta a costruire macchine dal corpo identico a quello umano, come quelle che affollano i social con passi di danza, mosse di kung-fu e corse a ostacoli. Buona parte di queste clip, ormai, arriva proprio dalla Cina.

Cosa c’è dietro questi video?

“Una base produttiva incredibile. In Cina hanno tutto in casa: dalla terra rara al motore elettrico, al sensore, al microchip. Molti dei loro robot poi sono open source, pronti per ricevere le applicazioni dalle aziende che li acquistano”.