«Qualsiasi cosa si faccia, bisogna fare il proprio dovere, essere onesti e rispettare gli altri, anche quando sbagliano». È l’insegnamento che vorrebbe trasmettere alle giovani generazioni Antonio Giuseppe Sergi, il più anziano poliziotto del Polesine, cento anni di storia ed esperienza. Suo figlio Carmelo racconta come il padre, classe 1925, abbia ancora voglia di ispirare i ragazzi e le ragazze. Nato a Roccaforte del Greco, nell’Aspromonte, a 19 anni si arruola dopo lo sbarco degli americani. A Roma si aggrega ai Volontari della libertà e risale la penisola. Finita la guerra entra nella polizia a Bari. Poi il trasferimento in Sicilia, per combattere il banditisimo. L’ultimo trasferimento, a Rovigo: «Credevo di restare poco tempo in una piccola città distrutta dalla guerra», ha detto il padre al figlio, «poi nel 1951 è arrivata l’alluvione nel Polesine». Sergi ha partecipato alle operazioni di soccorso.
Con lo stesso sentimento è entrato nella scorta del procuratore capo durante gli anni di Piombo. Nel 1982, un commando di Prima Linea assaltò il carcere cittadino. «Mio padre era con me e mia moglie», ricorda il figlio Carmelo, «la via era devastata, c’era stata una vittima. Le finestre del suo ufficio, quelle del procuratore, erano alte, al secondo piano. Ma sono state infrante anche quelle». E la reazione di Sergi? «Sono andato a casa, ho preso la pistola e mi sono diretto al carcere».






