ROVIGO - Antonio Sergi ha varcato la porta della questura ieri come faceva mezzo secolo fa: seduto su una Alfa Romeo Giulietta del 1959, la storica “pantera” verde oliva, simbolo di un tempo in cui la divisa era un distintivo di dedizione. Per lui, poliziotto fino al midollo, è stato un ritorno simbolico: ieri compiva 100 anni, il più longevo poliziotto polesano, e la festa in sua onore lo ha riportato al cuore di una carriera lunga e straordinaria, conclusa nell’ottobre 1985 ma mai interrotta nel ricordo e nel legame con la polizia di Stato.
«Poliziotto si nasce e si resta tutta la vita», ha ricordato il questore Eugenio Vomiero, mentre le autorità e i colleghi più affezionati lo circondavano. Il prefetto Franca Tancredi e alcuni suoi predecessori, il comandante provinciale dei carabinieri Edoardo Campora, il direttore del carcere Mattia Arba, l’assessore regionale Valeria Mantovan (orgogliosa figlia di poliziotto, come ci ha tenuto a sottolineare), il sindaco Valeria Cittadin e decine di funzionari della Questura, insieme all’Anps e a colleghi in pensione, hanno voluto celebrarlo. A loro si sono aggiunte le lettere di auguri del Capo della Polizia Vittorio Pisani e del Governatore del Veneto Luca Zaia. Antonio Sergi si ricorda di tutti. Se qualcuno osa dire: «Forse lei non si ricorda di me...» la risposta arriva quasi piccata: «Certo che mi ricordo». Alla cerimonia, Vomiero ha sottolineato: «Qui oggi è la storia che parla, la storia della Polizia di Stato». E ascoltare Sergi raccontare la propria vita è davvero come sfogliare un libro di storia dell’Italia repubblicana.






