BELLUNO - Gabriele De Zolt ha lo sguardo fiero e un gran sorriso. Era tra i 140 nuovi alpini che sabato a Trieste, in piazza Unità d’Italia, hanno ricevuto il cappello con la penna, al termine di dodici settimane di addestramento presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta.
«Mio nonno era un alpino – racconta De Zolt, che viene dal Comelico superiore – È sempre stato un appassionato di montagna, ricordo che mi portava sui monti a fare passeggiate quando ero piccolo. Da lì è nata questa passione. Senza contare che anche mio padre e le mie sorelle sono nelle forze armate». Un’emozione ricevere il cappello con la penna, «perché mi sento parte di una grande famiglia – prosegue De Zolt – Mi rende molto orgoglioso. Quando ero bambino indossavo quello di mio nonno per giocare. Alla cerimonia c’erano i miei genitori, mia sorella più piccola e mia nonna che ha pianto tantissimo: era molto contenta, avrebbe voluto che il nonno fosse qui».
La cerimonia ha sancito la fine di un impegnativo percorso fisico e tecnico, comprendente i corsi basici di alpinismo e mountain warfare, dove sono state apprese le tecniche per vivere, muovere, combattere e soccorrere in ambiente montano. I neo-alpini verranno assegnati ai reggimenti delle brigate Taurinense e Julia, dove inizieranno la loro vita operativa, nelle specialità di fanteria alpina, artiglieria da montagna, genio e reparti logistici. La cerimonia solenne è iniziata con la consegna del copricapo all’alpino Matteo Botta, primo classificato del corso Monte Nero III, da parte del generale Lorenzo D’Addario, comandante delle forze operative terrestri dell’Esercito.






