VENEZIA - Al primo tentativo di allontanamento del delfino “Mimmo”, da alcuni veneziani ribattezzato “Nane”, ne seguirà uno ulteriore. E, considerato che quello messo in campo sabato ha funzionato solo in parte, per una manciata di ore, il Cert dell’Università di Padova sembra ora essere pronto a posizionare in bacino San Marco dei dissuasori sonori fissi volti a creare una barriera permanente, che spinga l’animale a nuotare altrove, in acque più tranquille e con meno pericoli. A sottolinearlo è Antonio Frigo, capitano di vascello della Guardia Costiera di Venezia, che l’altra mattina ha preso parte personalmente alle operazioni, spiegando che a questo punto il Cert, i cui ricercatori si occupano, dal 2010, di emergenze legate allo spiaggiamento dei mammiferi marini, indicheranno mosse e tempistiche d’azione.
«Che il delfino rientrasse in bacino San Marco – analizza Frigo – era una probabilità. L’aspetto che i ricercatori hanno trovato interessante è che l’animale abbia risposto, proprio nel modo che loro si aspettavano, ai segnali emessi. Perché effettivamente, ad un certo punto, si è allontanato in direzione della laguna sud, verso Chioggia, rimanendo lì per qualche ora». Finché “Mimmo”-“Nane” ha sentito nostalgia di quella che da un po’ di tempo è ormai diventata la sua casa, tanto da essersi trasformato in un’attrazione non solo per i veneziani che l’hanno “adottato” con affetto, immortalandolo di continuo con foto e video, ma anche per i turisti in visita in città.









