VENEZIA - Sembra proprio essersi affezionato alle acque della laguna veneziana, il delfino “Mimmo”, così soprannominato dagli abitanti della città antica che da subito, sin dai primissimi e inaspettati avvistamenti, lo hanno “adottato” con grande simpatia e tenerezza. Le sue nuotate nel bacino di San Marco, ormai prolungate nel tempo, forse ben più di quanto ci si potesse aspettare, hanno spinto il Museo di Storia naturale “Giancarlo Ligabue” a fare un po’ di chiarezza anche tramite i canali social, fornendo una serie di pratiche indicazioni volte a tutelare l’animale, un ospite «da rispettare» – come si legge nella newsletter della Fondazione Musei Civici – poiché non si tratta «di un’attrazione».

Viene innanzitutto specificato che è bene mantenere le distanze, almeno 50 metri di stacco tra l’imbarcazione in transito e il delfino; che devono essere rispettati i limiti di velocità, tenendo una rotta regolare, e che l’animale va osservato senza emettere forti rumori o effettuare movimenti bruschi, che in qualche modo possano spaventarlo. E ancora, non va attirato con grida o cibo e nemmeno toccato, anche se per molti la tentazione potrebbe essere forte.

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