Venezia, 7 nov. (askanews) – Le immagini del delfino che nuota e salta in mezzo ai vaporetti nel bacino di San Marco a Venezia hanno fatto il giro del mondo. Sembra quasi una favola ambientata nella laguna, ma in realtà è una vicenda che riguarda l’ambiente e va monitorata, al di là dello stupore e della simpatia. A farlo ci sono gli specialisti del Museo di Storia Naturale di Venezia “Giancarlo Ligabue”, che tra le proprie missioni ha anche lo studio e la divulgazione della biodiversità in laguna, il monitoraggio ambientale, e la corretta diffusione di notizie di carattere scientifico oltre – e più importante in questo caso – alla promozione di buone pratiche di convivenza con la fauna selvatica. Così sulle tracce del delfino veneziano si muove da quest’estate il responsabile del museo, Luca Mizzian. “Anche oggi – ci ha raccontato – lo abbiamo seguito per più di due ore, ed è sicuramente una cosa molto bella e piacevole per le persone, ma dobbiamo ricordarci che è un animale selvatico”.

Al netto del clamore mediatico, in realtà i delfini sono animali che frequentano la laguna, ben noti a ricercatori, biologi e pescatori. L’anomalia, in questo caso, è legata al fatto che l’animale abbia scelto di restare così a lungo in un ambiente trafficato e rumoroso. Nell’attesa di scoprirlo, è fondamentale mantenere un atteggiamento corretto negli incontri con il piccolo cetaceo.