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Ultimo aggiornamento: 10:28

Quando inizi a correre senza averlo mai fatto prima la sensazione è che il fiato si spezzi. I polmoni ti abbandonano, la bocca si spalanca in uno spasimo che asciuga le fauci, il sudore imperlina la fronte. All’inizio è così, solo all’inizio. Poi c’è chi desiste e c’è chi prosegue. Chi non smette, giorno dopo giorno impara a respirare e smette di soffrire. Damiano Lupi ha deciso di resistere ed è partito. Secondo lui, emigrare e correre hanno in comune una postura esistenziale: a Londra, dove abita da più di dieci anni e “sembra che tutti corrano”, la definirebbero “embrace the pain”. Abbraccia il dolore e migliorerai.

La prima corsa Damiano la fa da Roma a Leeds, mentre è iscritto a Matematica alla Sapienza, per l’Erasmus. È una 400 metri: pochi mesi, velocità di esecuzione, un giro completo della pista. Al suo ritorno prosegue gli studi, ma ora sa che il suo futuro è in Inghilterra. All’Università di Warwick, a Coventry, ci arriva che ha già imparato la resistenza: ritmo moderato, grandi percorrenze, routine ferrea. È il suo dottorato: quattro anni dopo è pronto a entrare nel mondo della finanza.

Londra va veloce e spesso lascia indietro. Damiano ci arriva per caso e per caso trova il suo primo lavoro. È il momento della staffetta: la programmazione prestata ai portafogli di banche di investimento e hedge funds. Poi c’è il boom del data science, il testimone del codice passa all’antiriciclaggio e alla fraud detection. Ancora oggi il suo principale impegno riguarda l’individuazione di frodi finanziarie, soprattutto a bassa latenza, in tempo reale. Attualmente lavora per un operatore leader nelle carte di credito, dove svolge la stessa mansione, ma sui pagamenti da banca a banca.