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9 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 13:40

Arriva per tutti il tempo di scrivere la parola fine sulla propria carriera. E le lacrime di Eliud Kipchoge, al traguardo di Central Park, sono il segno della consapevolezza. Gli mancava solo la maratona di New York per mettere a curriculum le sette Majors (le altre sei sono Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago e Sydney) e chiudere in bellezza. Lo scorso 2 novembre ha completato pure i 42 km della Grande Mela, un ultimo ballo prima di lasciare il professionismo. Ma “non smetterò mai di correre. Finché le forze mi sosterranno, continuerò a farlo”. 41 anni compiuti il 5 novembre e un palmarès ricco di titoli, l’atleta keniano è tra i più grandi specialisti di sempre nella disciplina. All’inizio gareggiava con ottimi risultati sui 3000 e i 5000 metri, poi ha scelto le lunghe distanze e ha cominciato a dominare. In dodici anni ha vinto 16 volte su 23 gare ufficiali disputate, ha detenuto primati mondiali, conquistato 11 Majors (cinque primi posti alla maratona di Berlino, quattro a Londra, uno a Chicago e Tokyo) e diverse medaglie a livello internazionale. Ha firmato, inoltre, due ori olimpici consecutivi a Rio 2016 e Tokyo 2021, come non accadeva da più di 40 anni. Prima di lui ci erano riusciti solo l’etiope Abebe Bikila (1960-1964) e il tedesco Waldemar Cierpinski (1976-1980). Dopo aver partecipato alla gara di New York di quest’anno, è entrato nella Hall of Fame dei “Six Stars Finisher”, gli atleti che hanno completato tutte e sei le maratone più prestigiose (da quest’anno è stata aggiunta Sydney e sono diventate sette).