Filippo Turetta non è più imputato, ma condannato in via definitiva per il femminicidio di Giulia Cecchettin, l'ex fidanzata uccisa a coltellate l'11 novembre di due anni fa. Alle dieci e mezza di stamattina, un'ora esatta dopo l'inizio dell'udienza nell'aula bunker di Mestre, il presidente della Corte d'appello d'assise di Venezia, Michele Medici, ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della sentenza di primo grado, stante la rinuncia ai ricorsi della Procura generale e della difesa del giovane, che nelle settimane scorse hanno fatto un passo indietro.
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Un 'non processo' che non poteva essere evitato, visto che dopo l'iniziale appello proposto da entrambe le parti era stata indetta udienza pubblica. Almeno con riferimento a una persona condannata all'ergastolo, non sembrano esserci precedenti: "Ci troviamo in una situazione singolare, credo che nessuno tra i presenti abbia mai avuto l'occasione di celebrare un processo in questa situazione", aveva detto il giudice stesso aprendo l'udienza. In aula, d'altra parte, mancavano i diretti interessati. Era assente Turetta, così come i suoi legali Giovanni Caruso e Monica Cornaviera (sostituiti da Jacopo Della Valentina e Chiara Mazzocco dello studio Caruso). E dall'altra parte non c'era Gino Cecchettin, padre di Giulia. Non commenta l'assenza il suo avvocato di parte civile, Stefano Tigani, anche se, sottolinea, "lui adesso è nella fase due". Al termine della vicenda processuale e con una sentenza di condanna all'ergastolo con aggravante della premeditazione passata in giudicato, conta relativamente il fatto che il verdetto cristallizzato sia quello del primo grado, che non riconosce le aggravanti della crudeltà (nonostante le 75 coltellate, frutto di "inesperienza" secondo la Corte) e dello stalking (nonostante le migliaia di messaggi che Turetta mandava a Cecchettin): "Credo - ha sottolineato Tigani - che dal punto di vista anche umano non ci fosse nemmeno bisogno di avere una pronuncia tecnica sugli atti persecutori e sulla crudeltà. Credo che tutti noi abbiamo potuto capire che questo delitto è stato molto crudele e comunque connotato da questi atti persecutori che a questo punto, anche se non determinati giudizialmente, cambiano veramente poco l'oggetto del fatto".











