Lo shutdown federale americano ha mostrato ancora una volta quanto fragile sia la posizione della cultura nei bilanci pubblici. La chiusura di musei e istituzioni nazionali non è solo un effetto collaterale della paralisi politica: è piuttosto il sintomo di una visione in cui arte e cultura restano ai margini delle priorità collettive. Quando lo Stato si ferma, la cultura è tra le prime voci a essere sospese, come se il patrimonio simbolico e storico di un Paese fosse un lusso da tagliare nei momenti di crisi.

Questa fragilità non dipende solo dalla congiuntura americana.