Negli Stati Uniti è in corso una vera e propria guerra culturale di cui, forse, in Europa stiamo parlando troppo poco. Si tratta di un conflitto sociale tra gruppi portatori di valori, religioni e pratiche differenti, sfociato in una serie di ordini esecutivi che hanno preso di mira musei finanziati con risorse federali, primo fra tutti lo Smithsonian Institution di Washington D.C.
È una strategia di ritorsione. Ma perché? In sostanza, i musei sono stati messi alla sbarra e condannati senza neppure potersi difendere per aver utilizzato — o anche solo avallato — un linguaggio considerato «woke», o ritenuto tale dalla Casa Bianca.
L’ordine esecutivo
Per contrastare questa ideologia ritenuta progressista da Washington, il 27 marzo 2025, il presidente degli Usa ha emanato un Ordine esecutivo, intitolato Restoring Truth and Sanity to American History, nel quale si legge: «Nell’ultimo decennio gli americani hanno assistito a un tentativo concertato e diffuso di riscrivere la storia della nostra Nazione, sostituendo fatti oggettivi con una narrazione distorta, guidata dall’ideologia anziché dalla verità. In base a questa revisione storica, l’eredità senza pari della nostra Nazione nel promuovere la libertà, i diritti individuali e il benessere umano viene ricostruita come intrinsecamente razzista, sessista, oppressiva o comunque irrimediabilmente viziata». Trump ha dedicato un’intera sezione dell’ordine alla necessità di «salvare» queste istituzioni da una «ideologia divisiva e incentrata sulla razza».






