Quando Papa Francesco parlava di una «Chiesa povera e per i poveri» non esprimeva un mero ideale, ma un determinato orientamento ecclesiale. Spesso aveva confidato che tra i desideri più vivi del suo pontificato c’era quello di celebrare un Giubileo dedicato ai poveri, per restituire loro centralità nel cuore della Chiesa e della società. Alla sua morte, questo sogno non si è spento: Papa Leone XIV ha raccolto con continuità quella spinta, inserendola al centro del suo pontificato.
Il 4 ottobre 2025 — giorno di San Francesco d’Assisi — ha firmato l’Esortazione apostolica Dilexi te, in cui scrive: «Sono convinto che la scelta preferenziale per i poveri è fonte di rinnovamento straordinario sia per la Chiesa sia per la società, se sapremo liberarci del nostro egocentrismo e aprire le orecchie al loro grido». Una frase che oggi suona come la chiave di lettura del prossimo Giubileo della povertà, fortemente atteso in tutto il mondo cattolico.
I numeri che accompagnano in questa attesa sono eloquenti. Secondo la Banca Mondiale, nel 2025 circa 808 milioni di persone — quasi un decimo dell’umanità — vivono in povertà estrema, con meno di 3 dollari al giorno. Ma il dato più drammatico emerge dal Rapporto ONU sullo sviluppo umano 2025: 1,1 miliardi di persone in 109 Paesi soffrono una “povertà multidimensionale”, che significa mancanza di istruzione, salute, acqua, energia, sicurezza.












