Gli atenei italiani sono sempre più orientati a utilizzare l’intelligenza artificiale. Tanto che oggi il 20% dei testi accademici contiene lunghi passaggi, almeno 25 frasi consecutive, generati dall’Ia. Tesi di laurea, articoli, relazioni vengono sempre di più redatti con l’ausilio della tecnologia, che diventa un coautore.
La ricerca
E’ quanto emerge da una indagine che ha coinvolto 50 università nazionali con l’esame di oltre 200mila documenti. Indagine condotta da NoPlagio.it, la piattaforma internazionale per la prevenzione del plagio e il rilevamento dei testi generati con l’intelligenza artificiale che, presente in 140 Paesi, conta più di sei milioni di utenti ed è utilizzata prevalentemente da studenti, ricercatori e docenti universitari.
I numeri
La ricerca ha esaminato i documenti utilizzando undici variabili (tra le quali la lingua, l’anno di pubblicazione, la lunghezza del documento) rilevando la percentuale di frasi generate dall’Ia. Mostrando anche come il ricorso alla tecnologia, dieci anni fa isolato, frammentato e residuale, sia praticamente esploso nell’ultimo anno, tra il 2024 e il 2025, quando la percentuale media di frasi consecutive ha superato l’11% (nel 2015 si era fermi allo 0,1%). In particolare nel primo semestre di quest’anno quasi un documento su due, tra quelli esaminati, ha mostrato almeno un passaggio scritto con l’aiuto degli strumenti generativi.






