«Sono sempre stato un curioso, ricordo che, per questa ragione, da bambino, smontavo tutti i miei giocattoli. Qualche volta poi non riuscivo a rimontarli nella maniera corretta, ma provare a farlo mi dava comunque una notevole soddisfazione. Per me era una sfida».
Una sfida che, a quanto pare, per l’artista-artigiano Peter Bellerby non si è mai conclusa. Anzi, ha avuto un punto di svolta preciso: quando decise, con quel pizzico di follia tipico degli slanci creativi, di costruire un mappamondo da regalare al padre per il suo ottantesimo compleanno. Era il 2008. Dopo aver cercato invano un modello che rispondesse ai suoi standard estetici ed emotivi, Bellerby scelse di farselo da solo. Un’impresa assai complessa, intrapresa all’insaputa delle difficoltà tecniche, partito come un traguardo personale e trasformatosi, grazie a talento e ostinazione, in un viaggio straordinario dentro un mestiere antico e quasi dimenticato. Il primo tentativo fu tutt’altro che semplice: mesi di prove, errori, correzioni continue. Partì con un budget ridotto, qualche migliaio di sterline, e finì per spendere cento volte tanto, arrivando a vendere la sua amata automobile per portare a termine il progetto.
«La prima impresa fu costruire una sfera, ma già quel primo passo mi costò mesi di tentativi, di fallimenti e la scoperta dell’assoluta pazienza necessaria, senza la quale gli errori si replicano di continuo. Poi mi trovai alle prese con la scelta della tipologia di carta da usare, i dubbi su come tagliarla a spicchi e incollarla senza farla arricciare, quali colori usare, con quali pennelli e via via per tutti gli innumerevoli passaggi della lavorazione».







