Chi si prenderà cura dei bambini autistici una volta diventati adulti e quali risposte già oggi vengono date alle persone con diagnosi tardiva? Il tema è di quelli da far tremare i polsi, come ha ricordato lo scrittore Daniele Mencarelli nel libro inchiesta “No Tu No. Che fine fa un Paese se la salute non è per tutti” (ed Il Sole-24Ore). «Quello che la politica non riesce a comprendere è che da qui a venti anni il tema della salute sarà la grande emergenza di questo paese a fronte anche di nuovi disturbi come quelli del neurosviluppo - avvisa Mencarelli -. In italia abbiamo 700mila famiglie che convivono con il tema dell’autismo e da qui a 20 anni avremo 700mila adulti che rappresenteranno per questo Paese una responsabilità civile ed economica. A tutto questo dobbiamo cominciare a pensare oggi».
L’autismo negli adulti
Il tema non è solo italiano ma pure da noi sul territorio mancano diagnosi precoci, risposte omogenee e appropriate e soprattutto una visione di lungo periodo. Le associazioni dei familiari come Angsa e gli esperti che si occupano di autismo conoscono bene l’entità del problema ma oggi è un’analisi globale sui dati del Global Burden of Disease, pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, ad accendere i riflettori in particolare sulla “crisi silenziosa” dell’autismo nell’età adulta. Per decenni gli sforzi di medici e scienziati contro l’autismo si sono concentrati quasi esclusivamente sui bambini. Un’attenzione decisamente insufficiente è rivolta ai bambini autistici che diventano giovani adulti, o agli adulti che scoprono tardi la propria condizione.







