È partita dalla sede del rettorato la protesta del “No Meloni day”. Almeno in 500 attivisti e studenti dei collettivi universitari Osa e Cambiare Rotta, come del gruppo dei Giovani Palestinesi stanno attraversando via Zamboni, in piena zona universitaria, chiedendo a gran voce le dimissioni della ministra dell’Università Anna Maria Bernini e del rettore Giovanni Molari.
Al centro delle rivendicazioni le spese sostenute dal governo per il riarmo e i tagli a sanità e welfare. “Ci crollano le scuole e pure gli ospedali, ma con i nostri soldi paghiamo i militari”, gridano a gran voce. E promettono. “Non ci fa paura la vostra repressione, ogni scuola sarà un’occupazione. Blocchiamo tutto”.
Foto Massimo Gennari/Eikon
Dentro gli obiettivi della contestazione, la presenza dell’assemblea Anci di sindaci di tutta Italia, che si tiene per ora sotto le due Torri. “Abbiamo l’onore di avere il governo infame per ora a Bologna” e accusano anche la complicità dei rappresentanti del centro sinistra.
A prendere la parola in piazza Verdi, sono gli organizzatori della mobilitazione: “Il nostro governo con la nuova finanziaria toglie soldi alla società, noi però non ci arrendiamo. Oggi abbiamo i fascisti ospiti in Fiera, Bologna – lo ripetiamo - non li vuole. Noi non permetteremo a che a Bologna si giochi nessuna partita sionista tra l’altro, nè il 21 novembre nè in nessun altra data”. Il riferimento è alla partita di basket Virtus-Maccabi per la quale la questura ha chiesto il rinvio.












