Indicando le borse sotto gli occhi, la premier giapponese Sanae Takaichi ha dichiarato ai parlamentari di sopravvivere con un sonno minimo, abitudine che condivide con la sua eroina politica, Margaret Thatcher, dopo che le è stato chiesto come avrebbe affrontato le notoriamente lunghe giornate di lavoro in Giappone.

Takaichi ha suscitato scalpore e preoccupazione da parte del suo staff la scorsa settimana dopo aver convocato i collaboratori in ufficio per una riunione alle 3 del mattino per preparare un'udienza della commissione bilancio che sarebbe dovuta iniziare sei ore dopo, settimane dopo aver festeggiato il suo debutto come prima leader donna in Giappone promettendo di «lavorare, lavorare, lavorare, lavorare e lavorare».

«Dormo circa due ore ormai, quattro ore al massimo», ha dichiarato ai parlamentari durante una riunione della commissione legislativa questa settimana. «Probabilmente fa male alla mia pelle», ha ammesso la premier nipponica, che pochi giorni dopo l’insediamento aveva già incontrato il presidente americano Donald Trump.

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Il Giappone ha faticato a cambiare una cultura aziendale che prevede che i dipendenti lavorino per molte ore e spesso socializzino con i colleghi la sera. Un obiettivo che pare sfuggire di mano alla nuova premier. Gli orari di lavoro massacranti sono stati accusati di causare un aumento dei casi di karoshi, ovvero morte per eccesso di lavoro, e di rendere più difficile per le coppie esauste fare la loro parte per aumentare il basso tasso di natalità del Paese.