L’incredibile vicenda Epstein-Trump ci è molto familiare, ricalca in maniera quasi didascalica fatti che abbiamo vissuto e, direi, metabolizzato. Allora dunque. C’è un palazzinaro di successo, simpaticone e spregiudicato, gran raccontatore di barzellette, uno di quelli che si autoproclamano l’anima della festa e dopo un certo scetticismo dei blasonati astanti, batti e ribatti, ce la fanno a farsi ammettere nei salotti buoni. I soldi qui hanno un peso, cantare e ballare si sa che non basta. Ha ambizioni politiche, il Nostro, e molti amici allegrissimi che svolgono mestieri generici – facilitatori di affari, consulenti, mediatori – spesso dotati di elicotteri, aerei privati e ville sontuose, talvolta di proprietà talaltra concesse in cambio merci. A favorire le relazioni fra maschi di ceppo caucasico i suddetti amici procacciano agli ospiti ragazze di ogni genere, nel senso che hanno proprio un catalogo. Qualche volta sono minorenni che non si fa, lo sanno tutti, ma qui tutti fanno un po’ come gli pare e soprattutto sono legati dal vincolo del mutuo ricatto che si chiama, in questo ambiente, discrezione. Poi succedono le cose della vita, che sono imprevedibili persino tra chi si crede onnipotente. Rovesci di fortuna, improvvise carcerazioni, minacce, addirittura strane morti. Ma che dico strane. Incidenti, o suicidi.