La revisione della direttiva Ue sulle accise energetiche è sempre più vicina allo stallo. A certificare che non esiste un terreno comune tra i Ventisette è la stessa presidenza di turno danese. “Abbiamo lavorato duramente per trovare un compromesso”, ha ammesso la ministra dell’Economia Stephanie Lose, “ma se ci muoviamo in direzione di alcuni Paesi ne perdiamo altri. È difficile vedere un modo per andare avanti”. Tra i contrari anche l’Italia: “Le aliquote minime proposte per il gas naturale sono ancora elevate” e il gas naturale in Italia “è ampiamente utilizzato in settori industriali a rischio di delocalizzazione”, ha sintetizzato nella sessione pubblica dell’Ecofin il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
La riforma, proposta dalla Commissione nel 2021, puntava a riscrivere il sistema delle accise sui prodotti energetici per renderlo coerente con gli obiettivi climatici europei: favorire il passaggio a carburanti più sostenibili, ridurre gli incentivi all’uso dei combustibili fossili e applicare in modo più rigoroso il principio “chi inquina paga”. Il cuore dell’intervento è il superamento dell’attuale tassazione basata sul volume del prodotto e l’introduzione di un criterio che tenga conto del contenuto energetico e dell’impatto ambientale dei diversi combustibili. Un impianto nato prima che la guerra in Ucraina mandasse alle stelle i prezzi del gas e stravolgesse la geopolitica dell’energia. Motivo per cui oggi, per molti Stati, il percorso di transizione può attendere.











