Non è facile restare a galla, quando il mare politico si fa mosso e il vento soffia contro. Ma Capitan Ficus- al secolo Roberto Fico, ex presidente della Camera, ex moralizzatore del Paese, ex difensore del detto «uno vale uno»- ha deciso di navigare lo stesso. A bordo, manco a dirlo, della sua “Paprika”: uno yacht da 34 piedi, ormeggiato a Procida dopo un passato non proprio limpido nei porti di Nisida, dove - dicono - l’ancora pendeva su un suolo militare. E non un suolo qualunque: quello della Guardia di finanza. Insomma, un parcheggio abusivo d’élite. Di cui il nostro eroe pentastellato parla con insofferenza per dire che «la destra fa una campagna elettorale su un gozzo, dove chiaramente è tutto perfetto e non c’è niente. Rigetto al mittente tutte le accuse infamanti che fanno, perché fanno illazioni che non stanno né in cielo né in terra». Ma forse per mare.
Fico, da ex numero uno di Montecitorio, dovrebbe infatti sapere che ogni anno è tenuto a dichiarare il proprio stato patrimoniale. Ed è qui che arriva la stoccata del senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone: «È sicuro di aver rispettato l’articolo 4 della legge 5 luglio 1982 n. 441? Se lo vada a rileggere il Presidente Fico, perché non ci sembra che entro tre mesi dalla cessazione del suo ufficio abbia comunicato che, intanto, era diventato proprietario di una barca». Bum. «Dalla documentazione pubblicata dalla Camera», spiega ancora Iannone, «non ve n’è traccia».















