Bello Fico. Nel senso di Roberto, il grillino che ieri ha trovato il tempo e la voglia di rilasciare cinque diverse dichiarazioni alle agenzie – da Mamdani all’autonomia, passando per l’immancabile patrimoniale e altro ancora – senza però proferire una sola sillaba sullo scoop di Libero. Quello sui costi esorbitanti – circa centomila euro – della sua scorta romana. Un dispositivo di protezione che, come abbiamo raccontato, è stato tenuto in piedi per l’ex presidente della Camera e attuale candidato della sinistra alle regionali in Campania, per ben diciotto mesi, malgrado le disposizioni dell’Ucis impongano, in casi simili, una diversa organizzazione del servizio. Accanto all’assegnazione standard di un poliziotto napoletano durante le sue trasferte nel capoluogo, era stato infatti aggiunto un agente proveniente dall’Ispettorato della Camera dei deputati. Una scorta mista, insomma. Una formula rara, costosa e discutibile. Soprattutto perché Fico in questione non ricopriva più alcun incarico istituzionale. Ma il privilegio, quando si è grillini di rango, ha il sapore dolce della Casta.

Come dimostra addirittura un’altra circostanza, ricostruita dal nostro giornale: è capitato che Fico, non pago della formula personalizzata della sorveglianza a terra, abbia chiesto e ottenuto la presenza del suo personale “legionario romano” anche in cielo. Il poliziotto romano prendeva, infatti, con lui i voli di linea, a carico dello Stato, purché la compagnia autorizzasse l’imbarco di personale armato. In caso contrario, il nostro eroe pentastellato partiva da solo – il che solleva un interrogativo: se la minaccia è incombente tanto da giustificare l’accompagnamento addirittura a bordo, è giusto scaricare sugli altri cittadini questo rischio? – salvo poi ritrovare la tutela al gate di destinazione. L’assurdo della scorta mista terra/cielo è andato avanti per un anno e mezzo, e a pagare il conto dei poliziotti romani sono stati i contribuenti: biglietti per aerei e treni, straordinari, vitto, indennità e alloggio in albergo. Non uno qualsiasi: uno dei più noti di Posillipo, il quartiere dove lo stesso Fico ha residenza. Un hotel non nuovo ai riflettori, peraltro. Anzi: negli anni Novanta quelle stanze furono teatro delle leggendarie notti infuocate di Diego Armando Maradona, tra prostitute d’alto bordo, coca e champagne. Lo dicono gli atti giudiziari, non i pettegolezzi.