«Andare a fare la spesa, ormai, è da ricchi». Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale dei consumatori, commenta così i dati Istat sulla crescita record dei prezzi degli alimentari avvenuta in questi ultimi 4 anni. Una crescita che ha mandato in sofferenza soprattutto le famiglie con redditi mediobassi, perché gli alimentari occupano il grosso dei loro consumi. Ma i rialzi non hanno risparmiato nessuno, considerato che il 16% della spesa degli italiani se ne va in cibo.
Come commenta i dati dell’Istat sul boom dei prezzi dei prodotti alimentari?
«Se il ceto medio si è sempre più impoverito è perché le spese obbligate, come quelle alimentari, sono decollate, mentre stipendi e pensioni sono rimasti al palo. Questo è il problema dell’Italia, lo denunciamo da anni. Anche a chi ha rinnovato il contratto, penso per esempio a quello della scuola 2022-2024, è stato dato un incremento medio del 6-7%, inferiore all’inflazione registrata nel solo 2022, +8,1%. Così le famiglie continuano a perdere potere d’acquisto».
Secondo lei è necessario fare delle indagini?
«Le ragioni degli aumenti le sappiamo, il problema è che nessuno, né a livello europeo né italiano, fa qualcosa per impedire le speculazioni e aumentare la concorrenza. Sul fronte del gas, ad esempio, una delle cause principali della crescita dei prezzi, ci avevano detto che avrebbero abbandonato il Ttf di Amsterdam, disaccoppiato il prezzo della luce da quello del gas, ripensato il meccanismo delle aste Ets, e invece non si è fatto nulla».










