BELLUNO - Museo Fulcis in rosso. E senza troppe sfumature: un rosso intenso da quasi 400mila euro. Tanto pesa la gestione del palazzo – con il segno meno davanti – sulle casse del Comune. «Se fosse una struttura privata, dovrebbe chiudere. Ma non possiamo fare a meno della cultura, che rappresenta un bene sociale» dice il vicesindaco di Belluno, Paolo Gamba. Ergo, il museo resta aperto, ma servono soluzioni alternative. «Per dare servizi ai cittadini e respiro alle amministrazioni comunali, bisogna ridisegnare il sistema amministrativo» prosegue Gamba. «Meno Comuni a livello numerico, ma più grossi in modo tale da fare economie di scala». Possibile che la cultura (museo, opere d'arte, sculture, esposizioni...) diventi occasione per “far di conto” e calcolare freddamente i numeri? È inevitabile. E difatti Palazzo Rosso qualche giorno fa ha dovuto passare in rassegna la situazione di tutti i servizi a domanda individuale (palestre, tra gli altri, parcheggi, asilo nido) per verificare gli equilibri (o, per usare un termine tecnico-amministrativo, il tasso di copertura).
La fotografia scattata sul Fulcis per il 2026 parla chiaro. È inequivocabile. Le entrate previste si fermano a 55mila euro (50mila come proventi del museo, vale a dire biglietti; più 5mila euro per la didattica al museo). Le uscite invece arrivano a 440mila euro (65mila euro di personale, più luce, riscaldamento e tutto il resto, tra cui quasi 47mila euro di quota ammortamento beni patrimoniali). Tirando le somme, si arriva a un deficit di 385mila euro. «Sono costi normali per tener aperto il museo – spiega Gamba -. Spese più o meno fisse. Se anche togliessimo il costo del personale, che non incide più di tanto, avremmo comunque un conto con il segno meno. È il motivo per cui stiamo facendo analisi molto attente sull'ex chiesa dei Gesuiti, che è stata restaurata per un valore vicino ai 3,5 milioni di euro: tenerla aperta come spazio museale costerebbe circa 100mila euro l'anno, solo di luce, riscaldamento e personale». Un tema – quello dei costi - non da poco per Palazzo Rosso. Anche perché la coperta è sempre corta: tirarla sulla cultura, vuol dire lasciare scoperti altri capitoli. «La cultura è un bene meraviglioso, ma vale meno del 2% nel bilancio dello Stato. Tutti vorrebbero valorizzarla, ma la verità è che ha costi enormi e organizzare iniziative non è sufficiente. La grande mostra sul Tiziano che è stata fatta alla Crepadona nel 2007-2008 ha superato i 100mila visitatori, ma era costata 2 milioni di euro. E ogni mostra deve avere intorno un movimento fatto di bar, ristoranti, alberghi, iniziative».






