VENEZIA - Il sovrintendente Colabianchi l’aveva preannunciato ma ieri è arrivato il sigillo del ministro della Cultura Alessandro Giuli: niente soluzione di mediazione per Beatrice Venezi. A domanda diretta “è vero che andrà al Teatro Verdi di Trieste?”, il ministro risponde: «Falso». «Beatrice resterà alla Fenice e sarà la principessa di Venezia. Anzi, appena verrà messa alla prova, se ne innamoreranno persino gli orchestrali», ha detto il ministro al quotidiano il Foglio. La notizia di un’alternativa per risolvere la situazione di stallo era stata lanciata da la Stampa, che aveva fatto specifico riferimento al Teatro di Trieste come soluzione di ripiego, per fermare la rivolta degli orchestrali veneziani e non mortificare la giovane scelta come direttrice. Giuli però promette di non cedere alle pulsioni della piazza, dopo la manifestazione di oltre 500 persone di lunedì. «Beatrice Venezi ha un carattere forte, ce la farà. È una donna dura».
Dunque il Ministero della Cultura conferma il proprio sostegno alla direttrice osteggiata dagli orchestrali veneziani. E ieri anche l’Ugl, il sindacato vicino al centrodestra, ha deciso di scendere in campo. «Solidarietà umana e professionale nei confronti di Beatrice Venezi, perché nessun artista deve essere messo alla gogna per il proprio ruolo o per le proprie scelte artistiche», scrive Paolo Capone, segretario generale Ugl. «Esprimiamo netta contrarietà alla manifestazione contro la sua nomina, perché la militanza contro una persona non è mai uno strumento legittimo di confronto culturale. Il merito, la professionalità e la libertà creativa non possono essere compressi da pregiudizi o logiche punitive».






