VENEZIA - Uomini distratti che sembrano aver dimenticato le «realtà fondamentali» che aiuterebbero a costruire un mondo migliore. Nel decimo anniversario della strage del Bataclan, dove fu uccisa anche la veneziana Valeria Solesin, il patriarca, Francesco Moraglia, mette in guardia dai rischi di una società che rischia di perdere, con le relazioni, gli stessi valori comuni. Un invito a superare le divisioni e a riscoprire l’umanità, quello del vescovo di Venezia, nel giorno in cui, a Parigi, si ricorderà la strage dell’odio. La notte del 13 novembre 2015 un commando jihadista seminò il terrore per le vie di Parigi. Lunghe ore di terrore al termine delle quali si contarono oltre 130 morti e 350 feriti. Furono più attacchi simultanei, iniziati allo Stade de France, continuati tra i caffè, che lasciarono sgomenti la Francia e il mondo. Il più sanguinoso fu quello al Bataclan, la sala da spettacolo, dove era in corso un concerto rock. Si trasformò in una carneficina, dove morirono 90 persone. Tra il pubblico c’era anche Valeria, 28enne veneziana, promettente ricercatrice universitaria, che si era trasferita a Parigi per lavorare e vivere. A quella serata era andata con il fidanzato e un’altra coppia di amici italiani. Le raffiche sparate all’interno del teatro dai terroristi islamici non le lasciarono scampo. La notizia della sua morte arrivò ai familiari, a Venezia, solo dopo molte ore. Fu l’unica vittima italiana. La fine della giovane, piena di entusiasmo e progetti, emozionò profondamente l’intera penisola. Per l’ultimo saluto fu messa a disposizione Piazza San Marco, per una cerimonia che divenne un monito potente contro l’intolleranza religiosa. Fu un funerale laico, nel rispetto dei valori di Valeria e della sua famiglia, ma alla presenza dei rappresentanti religiosi che diedero la loro benedizione alla salma. Immagini potenti, che fecero il giro del mondo, quelle del patriarca con l’acqua santa, dell’inchino del rabbino, delle invocazioni dell’imam, sullo sfondo della Basilica di san Marco. Gesti a cui seguirono le parole di condanna di ogni violenza. «Valeria, non è nel nome del nostro Dio che ti hanno ucciso», «É stato compiuto un crimine contro umanità e contro l’Islam. Volevano dividerci, ma hanno fallito»: tuonarono, a più voci, i rappresentanti della comunità mussulmana. Padrone di casa e protagonista di quella giornata fu proprio Moraglia, che testimoniò la sua vicinanza alla famiglia anche negli anni successivi. Una lettera del patriarca arrivò a Luciana Milani, madre di Valeria, anche nel giorno della condanna all’ergastolo dell’unico attentatore sopravvissuto, nel 2022. Oggi, nel decimo anniversario della strage, il patriarca ritorna a quei giorni.
Valeria Solesin, 10 anni dalla strage del Bataclan. Moraglia: «Quel funerale con le 3 religioni fu un segnale forte, ma l’umanità resta distratta»
VENEZIA - Uomini distratti che sembrano aver dimenticato le «realtà fondamentali» che aiuterebbero a costruire un mondo migliore. Nel decimo anniversario della strage del...














