Dieci anni fa, in nome di Allah, un commando di jihadisti che aveva prestato giuramento allo Stato islamico commise tra Parigi e Saint-Denis la più grande strage islamista della storia di Francia: 132 morti e oltre 350 feriti, cittadini di ogni parte del mondo che erano seduti al bar con gli amici, fuori dallo stadio o al Bataclan per assistere al concerto del loro gruppo preferito. «Prendetevela con il governo francese, che ha inviato le sue truppe in tutti i Paesi musulmani, con bombe e missili che uccidono donne e bambini senza distinzione. Oggi è arrivata l’ora della vendetta», disse agli ostaggi uno dei terroristi del Bataclan, la sala concerti dove il 13 novembre 2015 vennero assassinate 90 persone. Ma ieri, nel quadro delle commemorazioni per i dieci anni, trovare l’aggettivo islamico accanto alla parola terrorismo nelle dichiarazioni dei responsabili politici francesi era un’impresa ardua. «I terroristi hanno voluto attaccare la cultura di Parigi, fatta di gioia, di festa, di condivisione hanno voluto farci perdere tutto questo, noi l’abbiamo ricostruito», ha detto su Rtl la sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, senza mai evocare la matrice del terrorismo. «Il terribile ricordo della strage del Bataclan lascia intatti il dolore e l’orrore. La lotta senza tregua contro il terrorismo non deve mai venir meno. E non bisogna mai dare adito alla divisione del nostro popolo, che è il primo obiettivo degli assassini», ha scritto su X Jean-Luc Mélenchon, leader della France insoumise, la formazione del la sinistra radicale. Ma quale terrorismo? Che genere di assassini? Non è dato a sapere. E il presidente della Repubblica Emmanuel Macron? Su X, nel primo pomeriggio, aveva pubblicato questo messaggio: «Dieci anni. Il dolore rimane.
Parigi ricorda il Bataclan ma nessuno osa più dire la parola "islam" | Libero Quotidiano.it
Dieci anni fa, in nome di Allah, un commando di jihadisti che aveva prestato giuramento allo Stato islamico commise tra Parigi e Sai...










