C’è un’urgenza ai piani alti del governo: invertire la percezione consolidata di una “legge di Bilancio per i ricchi”. Dissimulare i tagli. Insistere sulla continuità con le manovre precedenti. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari l’ha chiesto esplicitamente ai parlamentari di Fratelli d’Italia. Non a caso, il messaggio inviato ieri dalla premier Giorgia Meloni all’assemblea nazionale dell’Anci a Bologna è tutto in difesa di una finanziaria che «per la prima volta dopo molti anni non prevede nuovi tagli per il comparto degli enti locali». È la risposta alle rimostranze snocciolate dal presidente dell’associazione Gaetano Manfredi nell’audizione della settimana scorsa sulla legge di Bilancio. Una su tutte: via i Lep e gli obiettivi di servizio, fatiche aggiuntive sulle spalle dei primi cittadini.
La presidente del Consiglio, tra le parole di miele per gli amministratori («siete la prima linea dello Stato, vi siamo grati»), contrappone la sua versione: la manovra «incrementa il fondo per i minori affidati da 100 a 250 milioni di euro, stabilizza il contributo di 60 milioni per i centri estivi, amplia il fondo perequativo verticale e alleggerisce le rigidità del fondo crediti di dubbia esigibilità». E dunque, insiste Meloni, non si dica che l’esecutivo non ha accolto «le richieste dei comuni di maggiore flessibilità sulla spesa corrente, nel ristretto perimetro dei vincoli europei».










