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Ultimo aggiornamento: 14:21
E come in un gran finale degno dell’opera di Wagner, si potrebbe dire che Sigfrido ha ancora attraversato il cerchio di fuoco e baciato Brunilde addormentata, che al risveglio si è convinta a tornare nella realtà. Così Ranucci, multato dall’Authority e appena uscito indenne da un attentato, sembra aver riportato con i piedi per terra quel che resta della sinistra, mostrando l’inequivocabile non terzietà del cosiddetto Garante della Privacy.
Dopo tanti bla-bla sull’opportunità degli scoop di ‘Report’, e in particolare sulla pubblicazione dell’intercettazione telefonica relativa all’allora ministro Gennaro Sangiuliano, si potrebbe oggi dire che la trasmissione di giornalismo ‘watch-dog’ guidata da Ranucci sia arrivata addirittura a dettare la linea allo schieramento d’opposizione. Ma il problema non è appunto legato al fortunato taglio editoriale di ‘Report’ e al prestigio del suo animatore, casomai riguarda l’intossicazione da potere di cui la sinistra quasi intera, soprattutto quella storica e un po’ pure la nuova, è finita gravemente ammorbata.
E fa ancora più orrore pensare alle lottizzazioni condivise quando non riguardano tanto i grandi affari di un’Olimpiade invernale o di qualche Azienda Sanitaria Locale di prim’ordine, bensì piuttosto organismi che per legge dovrebbero essere indipendenti e sopra le parti. E’ in questo modo che si è minata a tutto spiano la credibilità delle stesse istituzioni, alimentando la materia oscura dell’antipolitica e del rigetto qualunquista, che si è tradotto nel populismo perlopiù e sempre più di destra.









