Il provvedimento del Garante Privacy che ha sanzionato la RAI con una multa di 150mila euro per aver trasmesso durante la puntata di Report dell’8 dicembre 2024 un estratto audio di una conversazione telefonica nella quale l’ex ministro Sangiuliano rivelava la propria infedeltà alla moglie ha scatenato le ire funeste del giornalista Ranucci. La sua reazione avverso il Garante è stata veemente, accusandolo di agire non come un’autorità terza e indipendente, ma come «un’emanazione del governo».

Al di là della gravità delle illazioni di Ranucci che mina l’indipendenza e la terzietà di una pubblica Autorità attraverso una paventata soggezione al potere esecutivo, le critiche di Ranucci al provvedimento di condanna della trasmissione Report sono infondate nel merito. E queste poche righe contribuiscono a spiegarne le ragioni. Il Garante Privacy ha ravvisato nella diffusione dell’audio in questione un trattamento di dati personali illegittimo in quanto non essenziale ai fini della cronaca. Ed il principio dell’essenzialità dell’informazione deve seguire parametri di maggior rigore ogniqualvolta siano coinvolti dati personali ai quali l’ordinamento accorda una tutela rafforzata, quali quelli espressivi del diritto costituzionale alla libertà e segretezza delle comunicazioni, in qualunque forma espresse (quindi anche gli audio via whatsapp).