Uno crede che non ce ne sia bisogno. Che in un contesto creativo come quello di cui si parla nelle pagine del nostro giornale la parità di genere sia ormai cosa assodata.
Poi ci pensa meglio, e prova a elencare. Quante imprenditrici. Quante amministratrici delegate. Quasi nessuna. Quante donne in ruoli apicali. Poche. Quante designer e architette: un po di più, ma comunque una netta minoranza.
Ha fatto il punto recentemente l'Unione Europea con uno studio sulla proprietà intellettuale: solo il 24% degli ideatori di disegni e modelli è donna, e solo il 21% dei design registrati nell'Unione ha tra i suoi autori almeno una donna. Quelle che ci sono, guadagnano il 12,8% in meno dei maschi. E se la situazione è data in miglioramento, di questo passo servirebbero 51 anni per arrivare a colmare il gap. Eppure le studentesse non mancano: al Politecnico di Milano, ad esempio, sono da anni maggioranza ad architettura (e circa un terzo del totale a ingegneria), con carriere accademiche più regolari e voti leggermente migliori di quelli dei maschi. Ma una volta entrate nel mondo del lavoro la musica cambia, o per meglio dire torna la stessa di sempre.
Quindi: persino nel design il soffitto di cristallo è ben lungi dall'essere infranto. Da qui l'idea di un numero interamente a trazione femminile. Le case che pubblichiamo sono state tutte progettate e abitate da donne, così come donne sono le fotografe cui abbiamo chiesto di scattarle, donne le firme che le raccontano e donne le autrici degli oggetti selezionati a pagina 116.







