Conto alla rovescia per la stretta sugli statali morosi. Dal 1° gennaio si accenderà un faro sui lavoratori della Pa che hanno cartelle esattoriali non pagate per oltre 5mila euro. Adesso le amministrazioni pubbliche sottoporranno a controlli anche i dipendenti con stipendi compresi tra 2.500 euro e 5mila euro per accertarsi che non hanno debiti con il Fisco. Finora queste verifiche venivano condotte solo a fronte di pagamenti, verso dipendenti e fornitori, pari o superiori a 5mila euro.
Protestano i sindacati. La Uil Pa ha appena diffuso una nota in cui defin isce l'intervento «un attacco agli statali». Quasi duecentomila dipendenti pubblici rischiando ora di vedersi pignorare lo stipendio.
I lavoratori della Pa che si trovano nella fascia di stipendio compresa tra 2.500 e 5mila euro e che risulteranno inadempienti all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle subiranno a partire da gennaio una trattenuta dello stipendio, da parte dell’Agenzia della Riscossione, pari a un settimo della retribuzione. Insomma, dovranno rinunciare al 14% del loro salario mensile finché il debito non sarà estinto.
La Uil Pa nella sua nota ha ricordato che lo Stato si appresta a effettuare prelievi sui salari dei propri dipendenti che hanno debiti fiscali superiori a 5mila euro. Questi prelievi venivano eseguiti anche in precedenza, ma ora la procedura di pignoramento nei confronti dei dipendenti pubblici subirà però un’accelerazione a partire dai prossimi mesi.







