Milano, 12 nov. (askanews) – “I paesi che stavano dietro la Cortina di ferro non erano paesi dell’Est nati dall’oggi al domani, dopo la Seconda guerra mondiale. Erano parte di un tessuto di relazioni che andava da Milano a Praga, a Mosca, a Kiev, a Varsavia, a Cracovia, a Belgrado e forse la consapevolezza di questo tessuto di rapporti attraverso accademie, università ma anche commerci, viaggiatori, competenze, ecco questo senso è andato perduto. Io penso ai Maestri comacini che prestavano la loro opera per l’abbellimento di chiese e di palazzi in una vastissima area, dei quali si ritrovano le tracce ancora oggi in Polonia come in Russia. Questo è importante perché ci fa capire che veniamo da un passato e la Biblioteca Ambrosiana questo passato lo conserva, lo tramanda ed è anche in grado di tramandarlo in maniera rinnovata, adattata ai tempi e con gli strumenti attuali”. A parlarci è Giulia Lami, neo accademica dell’Ambrosiana, che dalla sua fondazione all’inizio del XVII secolo rappresenta a Milano un’agorà, ovvero un luogo dedicato a promuovere l’incontro e il dialogo tra diversi popoli e culture, un crocevia tra Nord e Sud, tra Est ed Ovest. Gli Accademici all’Ambrosiana sono affermati studiosi e promettenti ricercatori, lavorano per custodire e promuovere lo straordinario patrimonio culturale dell’Istituzione attraverso convegni (Dies Academicus), pubblicazioni e scambi che mirano a costituire una comunità scientifica di livello mondiale. E in questo senso Lami che insegna Storia dell’Europa Orientale all’Università degli Studi di Milano e che tra i suoi libri annovera anche il prezioso “L’Ucraina in 100 date. Dalla Rus’ di Kyiv ai nostri giorni” (Della Porta, 240 pagine), offre sicuramente un contributo di significato.