Prima di guardare a Kyiv, l’Unione Europea dovrebbe colmare il vuoto geopolitico ancora aperto nei Balcani. Solo un’integrazione regionale di quell’area può evitare una debolezza strutturale destinata a pesare sul futuro del continente. Il commento di Paolo Serpi, ex ambasciatore e professore di “History and Analysis of International Crisis” presso l’Università Lumsa
Noi europei stiamo vivendo senza rendercene ben conto un momento cruciale nella costruzione dell’Unione Europea, quasi in conclusione del conflitto russo-ucraino.
Chi ha memoria storica dell’Europa fra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo secolo deve notare un’anomalia sostanziale nell’atteggiamento e nell’azione dell’Unione Europea nella sua fase espansiva.
Il suo allargamento verso il centro e l’est del nostro continente ha conosciuto infatti una notevole diversificazione di cui andrebbero evidenziati i limiti e gli inconvenienti.
L’Ue si è sostanzialmente affrettata ad abbracciare l’est ed il centro dell’Europa dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, all’inizio di questo secolo, mentre ha tenuto un atteggiamento molto più prudente con la ex Jugoslavia, negli anni ottanta e novanta del secolo scorso.









