Il disegno di legge di Bilancio ha rivoluzionato gli incentivi per gli investimenti delle imprese noti come piano “Transizione 5.0”. Il nuovo programma elaborato dal ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), e basato sui maxi-ammortamenti in sostituzione dei crediti d’imposta, richiede però diversi punti da sistemare con emendamenti in Parlamento.

1 - Il nodo attuazione: corsa contro il tempo per partire a gennaio

Le norme inserite in manovra fanno riferimento a un decreto attuativo che il ministero delle Imprese e del made in Italy, di concerto con il ministero dell’Economia, sentito il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, dovrebbe emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. In teoria si potrebbe arrivare dunque a fine gennaio, lasciando un mese di “vacatio” che genererebbe non poche incertezze tra le imprese che pianificano gli investimenti. Questo elemento, unito al fatto che l’ambito temporale di attuazione dell’incentivo non è triennale come auspicato ma è ridotto a un anno (un anno e mezzo per le consegne con acconto del 20%) ha destato critiche da parte di varie associazioni di settore. Il Mimit è intenzionato ad anticipare la parte attuativa via emendamenti in Parlamento, inserendo dunque le disposizioni tecniche direttamente nella norma primaria. La misura potrebbe a quel punte partire direttamente all’inizio di gennaio, fatti salvi eventuali tempi tecnici per la messa a punto finale della piattaforma online.