Mestre

Caro lettore, non credo sia nemmeno il caso di replicare alle (fragili) lezioni di storia del generale Roberto Vannacci. Non basta citare, come fa l'ex comandante, Renzo De Felice, certamente il più grande storico del fascismo, o il suo allievo Francesco Perfetti, per dimostrare di aver compreso cosa è stato e cosa hanno rappresentato il Ventennio e Mussolini. Non ci serve l'ex capo dei parà per sapere che la marcia su Roma non fu un'adunata oceanica e che sarebbe bastato un dignitoso altolà del Re per bloccarla, vanificarne gli effetti e convincere il prode Benito Mussolini a tornare in tutta fretta in treno a Milano. Né per sapere che, almeno nei primi anni, il fascismo godette di un vasto e reale consenso popolare anche se non certificato dal consenso elettorale. Ma tutto questo, e dovrebbe essere chiaro anche a Vannacci, non modifica in alcun modo la natura del fascismo, non attenua le sue enormi responsabilità: i tanti crimini, la cancellazione delle libertà, le leggi razziali e l'alleanza con il nazismo.

Ci sarebbe piuttosto da chiedersi perché Vannacci ritiene, nel 2025, di dover continuare a dispensare sui social questi suoi pensieri, peraltro niente affatto originali, sul fascismo e dintorni. Non ha proprio altro di cui parlare? Come vice segretario nazionale della Lega e fautore di un "Mondo" diverso da quello al contrario che lo ha reso celebre, non ha altri argomenti su cui intervenire? Non ha, per esempio, proposte da far conoscere per affrontare i temi al centro della manovra finanziaria? La crisi del ceto medio e la pressione fiscale? Perché non rende noto il suo pensiero su alcune grandi opere infrastrutturali al centro del dibattito o ne suggerisce altre spiegando naturalmente anche come finanziarle? Non credo lo farà. Vannacci preferisce andare a caccia di "mi piace" e di consensi filosofeggiando (si fa per dire) più o meno furbescamente su X Mas, fascismo e dintorni. Esattamente come quei reduci, vecchi e giovani, che continuano a vivere di rendita sull'antifascismo. Fingono di essere gli uni alternativi agli altri. Non è così. Sono i due volti della stessa medaglia.