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Ultimo aggiornamento: 19:25

“No, tutto non torna come prima quando una civiltà ha messo a morte i principi fondamentali della sua cultura. Ripristinare un tessuto umano, sociale, culturale che ci permetta di ricostruire un diritto internazionale oggi appare un compito pressoché impossibile. Ma è un compito che occorre affidare alle nuove generazioni, perché le attuali e le precedenti hanno fallito. Solo da una diagnosi spietata si può sperare qualcosa. Sappiamo soltanto che la speranza oggi è oltre le montagne più impervie“. Con questa pensiero, lapidario e dolente, Massimo Cacciari ha concluso la sua lectio magistralis “La morte dello ius belli. Le guerre e la pace”, alla Biennale di Venezia. Un intervento denso di erudizione e inquietudine, introdotto dal presidente Pietrangelo Buttafuoco e salutato dal patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che ha richiamato l’attenzione del pubblico sul tema più tragico del nostro tempo: la guerra e la pace.

Cacciari ha aperto la sua riflessione con una domanda radicale: “Esiste la guerra? No, non esiste la guerra: esistono tante guerre, tante forme di guerra.”

Da qui, una lunga genealogia del concetto: dal pólemos greco, che per Eraclito significava anche relazione, opposizione, armonia, al bellum latino, inteso come duello.