La perdita totale o parziale dell'udito «è scritta nel Dna» e proprio per questo «la genetica potrebbe offrire terapie alternative per le sordità dovute alla mutazione di singoli geni». È ciò che afferma Nicola Quaranta, direttore dell'Unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari e presidente Siaf, la Società italiana di audiologia e foniatria, in vista del 40esimo Congresso dell'associazione, che sarà inaugurato il 12 novembre.
Al Congresso è prevista la partecipazione di 700 professionisti della salute dell'udito, tra cui audiologi, foniatri, specialisti in otorinolaringoiatria, con 250 sessioni, tavole rotonde e gruppi di lavoro. C'è molta attesa per la relazione di venerdì 14 di Manohar Bance (Università di Cambridge), responsabile di uno dei quattro studi clinici attivi nel mondo sulla sperimentazione di terapie geniche per curare alcune sordità genetiche.
Il presidente Siaf, Nicola Quaranta spiega: «Si tratta di patologie responsabili di circa il 50-60% delle sordità infantili, che cioè si manifestano in età pediatrica. La genetica potrebbe in sostanza offrire terapie alternative per le sordità dovute alla mutazione di singoli geni - prosegue il direttore -. Una rivoluzione e una speranza per casi molto complicati da diagnosticare e curare». «Il prof Bance, più nel dettaglio, illustrerà un trial su una particolare sordità genetica, quella derivante da mutazione dal gene otoferlina».






