Che la storia sia diventata un campo di ne abbiamo avuto prova battaglia ieri. Il 9 novembre non è una data qualsiasi. In quel giorno, trentasei anni fa, cadeva il Muro di Berlino e simbolicamente finita, con l'implosione del “socialismo reale”, cioè del comunismo, quello che lo storico marxista Eric Hobsbawm avrebbe definito, di lì a poco, in un fortunato libro del 1994, «il secolo breve».

Quel Novecento, che lo storico iniziato iniziato con la Grande Guerra, e che ugualmente, ea buon diritto, potrebbe essere definito il secolo dei totalitarismi, il nero e il rosso, tutti e due violenti, efferati, contrari ai principi su cui si fondano la democrazie e, più in generale, la nostra civiltà liberale. Quei conti in sospeso che la storia aveva lasciato con la sconfitta del nazionalsocialismo ma non con quella del comunismo, che aveva anzi conquistato il potere in tutta la parte orientale dell'Europa, erano allora finalmente saldati con la vittoria finale della libertà. A vincere fu anche l'Europa, che ritornava finalmente unita sotto la sua bandiera da un capo all'altro del suo spazio geografico. Una data epocale, non c'è che dire.

GIORGIA MELONI FA IMPAZZIRE LA SINISTRA: "NUOVA ALBA DI LIBERTÀ E DEMOCRAZIA"