Incredibile, anche Francesca Albanese a volte riconosce di aver sbagliato. E il ripensamento è talmente "a U" nonché tardivo da far sorgere un dubbio legittimo: non è che la relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati stia semplicemente cercando di rifarsi una credibilità politica personale dopo settimane di continue uscite a gamba tesa?
In un passaggio dell'intervista al Corriere della Sera le si chiede conto di una possibile discesa in campo in politica: "Se avessi voluto accettare una candidatura, l’avrei già fatto anni fa: non è stato mica un solo partito, a chiedermelo", svicola. Dice poi di apprezzare "la presidente slovena, Natasa Pirc Musar", e critica Papa Leone, che ha appena ricevuto in Vaticano il leader palestinese Abu Mazen, definendo "un errore clamoroso" l'aver incontrato anche il presidente israeliano Herzog, "uno che ricorre negli atti della Corte di giustizia internazionale per genocidio".
IL PD ORA SI VERGOGNA DI FRANCESCA ALBANESE: L'ULTIMA FIGURACCIA
Cortocircuito, compagni. A Torino il Pd ha deciso di posticipare il voto sul conferimento della cittadinanza onoraria a ...
I toni dell'intervista non sono per la verità molto diversi da quelli che l'hanno resa famosa nel mondo, e non solo nel limitato dibattito italiano: "Dopo tre anni in Palestina, sono andata via nauseata. Non riuscivo più a vivere in quel posto. Ed è l’apartheid a spiegare oggi, dal punto di vista giuridico, quel mio sentimento d’allora: c’è un sistema strutturale di dominio da parte di un gruppo su un altro. Lo stesso vale per il genocidio. Non c’è tregua che possa interromperlo. E il problema non è usare parole 'compromesse': è di chi non guarda la realtà".







