Più che un tour di presentazione, uno show. Con la sinistra ben salda in prima fila, all’occorrenza pronta a prendere la parola, ma per lo più adorante, dall’applauso commosso, con la lista dei je-accuse all’incontrario e al completo (Israele -è -criminale, Israele-è-terrorista, Israele-sta-compiendo-un-genocidio), il chiodo fisso per il Nobel alla Pace e a ogni modo, amen e così sia, fieramente al fianco di Francesca Albanese. È il giorno (anzi, è la due giorni perché oggi si replica al Senato) della special rapporteur a rapporto alla Camera. È composta, Albanese. Non parla sopra i suoi interlocutori (d’altronde come potrebbe?

Stan tutti in religioso silenzio appena accenna ad aprire bocca), non perde la pazienza: al massimo, se le si fa notare che c’è chi, come Davide Romano del museo della Brigata ebraica, sostiene che la sua presenza nel cuore delle istituzioni, per presentare urbi te orbi il resoconto “Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio”, non sia del tutto indicata a meno di ventiquattr’ore dall’ultima vergognosa aggressione antisemita, quella all’autogrill di Lainate, lei, glissa con un «non commento».

FRANCESCA ALBANESE, TUTTO TORNA? "IN POLITICA? FORSE SÌ". POI ATTACCA MELONI