CASTELFRANCO (TREVISO) - «Li abbiamo sentiti urlare e ci siamo affacciati. Pensavamo potesse esserci stato qualche furto in zona. Invece poi abbiamo visto i carabinieri che cercavano qualcosa con una torcia nei fossi a bordo strada: un coltello». I residenti di via Tevere hanno capito tardi ciò che era appena successo in fondo alla loro via, accanto alle rotaie. L'hanno capito soltanto dal numero di lampeggianti posteggiati accanto all'abitazione della famiglia nigeriana, che si trova lì in affitto da circa un anno.

«Poi in quel cortile abbiamo visto il sangue». E siccome Sant'Andrea, la località vicina, qualche settimana fa è stata lo scenario di un inseguimento mortale, il sentimento non può che essere quello di un'esasperazione generale: «Queste situazioni non si possono tollerare. I giovani che girano con i coltelli in tasca dovrebbero essere castigati con il massimo della pena. Non era nella nostra cultura questa cosa. Ora spero che l'aggredito si rimetta presto e che l'aggressore paghi per quello che ha fatto».

Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco e presidente della Provincia di Treviso, reagisce così davanti alla notizia della furiosa lite nella frazione di Treville tra due giovani di 24 anni originari dell'Africa, sfociata in un accoltellamento. Ancora una volta sono state sfoderate delle lame. E la mente corre subito anche a quanto accaduto lo scorso 4 maggio, sempre a Castelfranco, quando alla fine di una violenta rissa tra ventenni Lorenzo Cristea fu ucciso con un coltello a serramanico di forgia militare nella zona della discoteca Playa Beach Club di via Pagnana. Così la questione della sicurezza torna prepotentemente sotto i riflettori.