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Dopo circa un anno di tentativi, nei giorni scorsi l’esercito russo è entrato nella città ucraina di Pokrovsk, nella regione orientale di Donetsk, nel Donbas. Pokrovsk è una città che prima della guerra aveva 60mila abitanti, soprannominata “la porta d’accesso a Donetsk”, perché è l’ultima città di una certa dimensione lungo l’autostrada che porta alla porzione di regione ancora controllata dall’Ucraina. Per la Russia è un obiettivo importante e la sua conquista sarebbe la più rilevante da quella di Avdiivka, all’inizio dell’anno scorso.

I resoconti delle due parti sono contrastanti. La Russia ha detto che la città si è arresa, mentre venerdì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso che i russi sono entrati in alcune zone della città, ma sostiene che l’esercito ucraino stia resistendo e contrattaccando. Ha detto che la Russia ha mandato circa 170mila soldati e che l’esercito lì è molto più numeroso di quello ucraino, e ha parlato di una situazione «difficile». Come avvenuto spesso dall’inizio della guerra, la Russia ha attaccato anche le infrastrutture energetiche, causando un blackout totale nell’intera regione del Donetsk.

La mappa prodotta dal sito ucraino DeepState mostra che l’esercito russo sta avanzando da sud e che una buona parte della città è contesa. Nell’ultimo anno la resistenza dell’esercito ucraino a Pokrovsk era stata piuttosto sorprendente, soprattutto grazie all’impiego di droni per intercettare e fermare gli attacchi russi. Nei primi mesi dell’anno scorso i soldati ucraini sembravano essere riusciti a fermare in modo stabile l’avanzata dei soldati russi, che poi è tornata a intensificarsi in estate.