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Alle commissioni Bilancio di Camera e Senato si sono svolte nuove audizioni sulla legge di bilancio, il provvedimento che stabilisce come varieranno le spese dello Stato il prossimo anno. Le analisi di Istat, Banca d’Italia e Ufficio Parlamentare di Bilancio hanno riguardato soprattutto la misura più significativa della manovra, cioè la riduzione dell’IRPEF per la parte di reddito tra i 28 e i 50mila euro. In sintesi dicono che la manovra complica ulteriormente il sistema fiscale, causa alcune storture e non risolve del tutto il cosiddetto fiscal drag, o “drenaggio fiscale”, che ha fatto aumentare le imposte incassate dallo Stato ma che ha penalizzato molti contribuenti negli ultimi anni.

Secondo i calcoli di Istat, molto ripresi dai partiti di opposizione e dai giornali, la riduzione dell’IRPEF costerà circa 2,9 miliardi di euro, l’85 per cento dei quali andrà a beneficio dei contribuenti con redditi più alti. Questo avviene per come funziona il nostro sistema fiscale, che è progressivo e prevede che si paghino in proporzione più imposte all’aumentare del reddito percepito. Il sistema divide il reddito in scaglioni, a cui si applica una percentuale diversa per stabilire quante imposte sono dovute su quelle parti di reddito: significa che della misura beneficia chi ha un reddito tra i 28 e i 50mila euro, ma anche chi ne ha uno superiore, che per quella parte pagherà come gli altri una percentuale ridotta, dal 35 al 33 per cento.